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martedì 2 agosto 2011

Una piccola strega bussa alla mia porta


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Lo so pochi ci credono, ma io lo so per certo; le streghe sono tra noi, lo so perché ne conosco molto bene una, insospettabile. Nella vita comune, quella dei "babbani"(oh! quanto mi piace rubare questa parola alla bravissima e, perché no?, ricchissima Rowlings,chissà forse anch'io..), nella vita di tutti i giorni, dicevo, è una signora rispettabile, una professionista stimata, una buona moglie, una tenera mamma e una figlia insostituibile, ma, in realtà, cioé nel mondo parallelo,..oh! è tutt'altra cosa. Figuratevi, si chiama Bumbi Ricciolina (buffo, vero?), ma da un po' di tempo a questa parte, vuole essere chiamata Ciucciu, perché gioca con una pupazzetta, incontrata su Facebook alla quale ha costruito una casa, quasi una reggia che cambia stile a seconda della fantasia del momento. Forse il social network vi stupisce, ebbene, dobbiamo dirlo, anche come strega è tecnologicamente e scientificamente avanzata e poi, come il signor Wesley della saga di Harry Potter, ama appropriarsi delle cose dei "babbani". Per esempio, la scopa, rigorosamente animata e magica quanto basta ce l'ha, ma la usa per le faccende domestiche. Lei si sposta con un'auto rossa che guida con calma e sicurezza: da come porta la macchina si potrebbe desumere che sia una persona, pardon, una strega pacifica e tranquilla. Errore! Non vi fate ingannare dalla borsa capricciosa e femminilissima che indossa ( spero sempre che un giorno se ne stanchi e me la regali); benché sia piccolina di statura indossa borse capienti per non uscire senza l'arco e le frecce che scaglia con sicurezza e precisione quando qualcuno le pesta i piedini. I maghi che se ne intendono di astrologia dicono che ha tutte le caratteristiche delle nate sotto il segno del  Sagittario, ma le streghe non si sa bene quando  e come sono nate, Di lei qualcuno dice che è piombata sulla terra con un casco di cristallo sul visino rotondo, come se fosse una piccola astronauta. Come tutte le streghe ha il suo animaletto magico, ma non è né un Gatto, nè un Rospo, o una Civetta vera, è un pelouche, o un' altra bestiolina di stoffa, ma non è possibile sapere quale. Lei non l'ha detto a nessuno, è mimetizzato in mezzo a un vero e proprio esercito di pupazzi di tutti i tipi e dimensioni che soggiornano comodamente sulle librerie, sulle poltrone o sul comò della sua bella casa..A pensarci bene, non sono mai riuscita a capire se i pupazzi siano più numerosi delle scarpe, stivali e sandali, custoditi gelosamente in un muro di scatole di cartone o viceversa. Sulle calzature ho ben poche speranze che me ne passi qualcuna ,dato che ha un piedino da Cenerentola. Per farla brev,e a me questa piccola strega battagliera dal cuore di zucchero piace moltissimo, ma non potete fidarvi di me, perchè, lo confesso,... sono la sua mamma. Parola di strega!

lunedì 1 agosto 2011

Ciò che di me sapeste

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"Ciò che di me sapeste/non fu che la scialbatura/la tonaca che riveste/ la nostra umana ventura..."
Ebbene si' voglio assumere una nuova "tonaca" e giocare con il nomignolo con cui mi chiamava la mia mamma e, siccome le streghe vanno di moda, ecco a voi "Nani Nanocchia", (ma potrebbe essere vero anche l'inverso, che lei sia quella vera e Luciana solo l'apparenza, chissà...):
Nani, detta Nanocchia affettuosamente dagli amci più intimi, era una strega; ehi!, andiamoci piano, non cadiamo nel solito equivoco medievale, secondo le più recente scoperte etimologiche l'inglese witch deriva da wise = saggia, quindi la strega all'origine è "colei che sa" più degli altri e può anche propinare pillole di saggezza. Quanto a questo non so se Nani fosse saggia, secondo qualcuno, anzi più d'uno, lo era. Spesso le dicevano "Parlare con te è stato un conforto, mi hai rasserenato/a", ma lei? Lei era una perenne irrequieta, le calzava a pennello quel verso di Montale "La tua irrequietudine è come gli uccelli di passo/turbina e non appare......" Una calma apparente e un cervello sempre in ebollizione, alla ricerca di qualcosa di nuovo, di non scontato, di imprevisto. Il suo look era spesso banale e conformista, quello che ci si aspetta da una strega un po' avanti negli anni, ma c'era sempre un particolare, un bracciale, una collana, una borsa che tradivano la sua vera natura. Spigolando sulle riviste delle umane guardava sempre le pagine della moda; le piaceva Cavalli con i suoi mix un po' folk. Di recente si era innamorata di un abito "vedo e non vedo" con frange lunghissime che partivano da una specie di collare per arrivare oltre l'ombellico. Quanto alle collane.. Ne aveva tantissime anche se spesso non le indossava, amava crearle mixando elementi diversi, era follemente attratta da tutto ciò che luccica e come Zio Paperone con le monete, le piaceva tuffare le mani nei suoi tesori....da mercatino. Dicevano che fosse "buona", "comprensiva, " sollecita", anche lei a volte lo pensava, ma guai a deluderla, guai a fare del male a chi amava, diventava rancorosa e vendicativa, e non riusciva a dimenticare. Non si sa bene perché amava gli elefanti, ne aveva una collezione, forse perché l'elefante è paziente, ma non dimentica. A volte come la musa inquietante di Carrà, avrebbe voluto staccarsi la testa e deporla lì per terra, per osservarla con calma e tentare di capirci qualcosa. Le piaceva giocare, ridere, ma di recente ci riusciva di meno, una cosa in cui riusciva sempre era pastrocchiare; "Ecco è arrivata Nani Nanocchia, la strega che pastrocchia", così dicevano di lei ed era vero, cotoni e colori, uncinetto pennelli ,legnetti e conchiglie, tutto andava bene purché fosse il momento giusto: Anche in cucina era così; combinava piattini deliziosi, purché improvvisati, variando gli elementi delle ricette tradizionali, si rifiutava di usare in questi casi la sua bacchetta magica, voleva fare da sè, come gli umani. Il risultato era che nella foga della creazione riduceva la cucina una campo di battaglia, sul tavolo al minimo giacevano alla rinfusa almeno cinque coltelli, quattro forchette e due mestoli, per non parlare di un numero imprecisato e variabile di tegami e tegamini. Lì neanche la bacchetta magica ce la poteva,perché non era conformata per riparare quei disatri e allora ci voleva un po' di pazienza per mettere tutto a posto e lei di pazienza, in fondo, ne aveva molta..ma è così?

martedì 26 luglio 2011

Hieme et aestate

Mi è giunto per email questo scritto di Sabina, penso che meriti di essere letto, non credo di essere parziale perché è mia figlia.
Hyeme et aestate



Per uno strano caso, sono tornata a Venezia dopo vent’anni due volte di seguito, una d’inverno e una d’estate. Venezia d’inverno ha un fascino particolare e suggerisce pensieri che non se fossi lì non ti verrebbero in mente. Luca ha realizzato il mio desiderio di sempre, quello di un giro in gondola. Era quasi buio, tra i canali, e le case erano avvolte nella nebbiolina della sera. Si sentiva meno Goldoni, parlava di più Jago. Ma tutto è stato spazzato via quando ho visto la casa di Marco Polo. Semplice, di mattoni rossi con la croce sul davanti. Rispetto alle altre case, con le finestre ad ogiva da racconto delle fiabe, è una casa povera, ma della povertà delle chiese romaniche. Immobile nel crepuscolo, merita lei il titolo di serenissima, perché con la sua semplicità ha vinto sul tempo, perché è ancora abitata, ancora viva e non è monumento. E l’ ho vista come deve averla vista Marco Polo prima di partire, perché, secondo me, è partito d’inverno al crepuscolo. E si è voltato indietro, forse ha avuto un dubbio, si è chiesto perché partire, ma non poteva più tornare indietro.

Quando sono tornata in estate, al ritorno dallo shopping, io e Fulvia abbiamo preso il traghetto da Piazza San Marco e l’abbiamo cercata per tutto il tragitto. Questa volta aveva in faccia il sole abbagliante del tramonto estivo, e se d’ inverno la casa mi ha regalato lo sguardo della partenza, d’estate mi ha regalato lo sguardo del ritorno. Tornare dopo un viaggio durato come una vita e trovare tutto com’era tranne te stesso, ma senza nostalgia senza rimpianti, con la certezza di aver speso bene il proprio tempo e ti accorgi che te ne avanza ancora parecchio. Quella di Marco Polo non è l’unica casa che ho visto, perché andando a Burano, nella laguna ho visto quella di Porzia, d’inverno non è stato possibile a causa del diluvio torrenziale. La casa di Porzia è su una di quelle isole piccolissime, e la prende quasi tutta. Ormai diroccata conserva ancora l’arco di accoglienza, quella davanti al pontile dove, finalmente ha attraccato la nave di Bassanio, nel muro diroccato c’è ancora tutta la gioia del compimento di un destino benigno. Triste seppur bellissima sia d’inverno che d’estate, invece, è la casa di Desdemona, le finestre sono un merletto bianco su cui l’umidità sembra non averla avuta vinta, i pali davanti sono azzurro e oro anch’essi sempre ben dipinti. D’estate e inverno la casa sembra chiedere ancora giustizia per la sua padrona.

Prima di partire siamo uscite io e Fulvia per andare a comprare dei giornali e imbucare le cartoline, l’estate arriva subito a Venezia o sulla laguna, con solo trenta gradi il sole già picchia sulla testa, ma quella mattina c’era un’arietta fresca. Sul fondo della banchina, dove stava l’albergo, ci sono tanti negozi, tra cui un grande ufficio delle poste che vendeva libri. Questa parte di Venezia mi ha colpito molto, forse perché alla fine del molo c’erano i traghetti per le isole e il resto del mondo. Davanti le gru per scaricare le merci dalle barche, alle spalle il treno. Ho trovato un bel libro rosa, nuovo e mi sono immaginata di aver abitato sempre lì e non a Roma. Sarebbe stata quella la mia cartoleria, e dopo i compiti sarei andata a comprarmi il libro. E nel calore estivo ho immaginato mio nonno che usciva da una di quelle case antiche con il suo cappotto nero e il cappello con la piuma che mi piaceva, nel pomeriggio invernale come faceva sempre alle cinque. Mi sembra di averlo quasi toccarlo, con la tipica andatura dritta, con la testa inclinata davanti per non farsi portare via il cappello dal vento che c’era sempre all’angolo tra viale Asia e viale Shakespeare. Lascio libro, voglio che resti a Venezia, affinché mi ricordi da lì questo momento, in cui inverno e estate, lontano e vicino, passato e presente, ricordo e fantasia sono solo parole. Hyeme et aestate, et prope et procul.

Già sul treno del ritorno avevo in mente l’organizzazione del diciottesimo compleanno di Fulvia. Non ci sarebbe sta più in casa una bambina, ma un’adulta. Il prossimo anno avrebbe finito la scuola. La pensione di alcuni miei colleghi che avevo avuto con me da sempre. Mille pensieri e sensazioni volavano nella mia testa come fanno gli uccelli quando per sbaglio sono entrati in una casa, e nel tentativo disperato di uscire sbattono contro le pareti, ma io sapevo cosa fare. Appena sono andata a trovare mia madre ho chiesto di darmi la croce che la signora Lina mi aveva regalato per la mia prima Comunione. E’ semplice come la casa di Marco Polo, da allora la indosso tutti i giorni perchè rappresenta fortezza, consiglio, giustizia e temperanza, cioè una saggezza antica impregnata di fede, che nei miei antenati era rappresentata in sommo grado. Per questo era stata regalata ad una bambina che faceva la prima comunione. La porto sempre con me come memoria di preghiera, preghiera di fare giorno dopo giorno la cosa giusta, preghiera di saper affrontare il nuovo con fede e speranza, preghiera che la loro gioiosa saggezza arrivi fino a me, e rimanga con me per sempre. Hyeme et aestate et prope et procul, usque dum vivam et ultra.

martedì 12 luglio 2011

Di luglio

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Ecco il commento di Sabina al mio ultimo blog:
Anche io preferisco l’inverno. Del resto tutte le favole sono ambientate d’inverno. Mi piace molto il castello. In questo momento poi l’inverno passato assume un ruolo fondamentale: il prossimo non sarà uguale a questo, unico ed irripetibile per tante cose. L’ultimo anno di scuola di Fulvia, l’operazione di Luca con il corollario della tua venuta. E poi altre cose: la correzione della parte di storia la mattina presto, la tesina fatta a giugno, prima volta dopo tanto tempo che vieni senza operazioni. Penso che non farò più matematica con Fulvia, Luca non userà più il curvilineo per spiegarle fisica e le funzioni…. Ma io lascio che le ondate di emozioni spazzino il mio cuore, sono momenti di cuspide che vanno goduti anche perchè è in questi momenti che nelle favole arriva la fata madrina, il deus ex machina, il fatto che non era necessario….”

Tornando alla tesina di Fulvia solo il mare rende sopportabile l’estate..

Bacioni

Sabina
Ecco è proprio quello che volevo dire; avevo già preparato l'immagine del mio blog, quando è giunta l'email di Sabina che non era riuscita a postare il suo commento. Anche io pensavo al mare, alla meravigliosa sensazione che provi quando ti immergi in acque profonde, sì, profonde.. Amo il mare che ho conosciuto nella mia prima giovinezza, quello delle isole Eolie, non ancora contaminate dal turismo. La spiaggia di sassi dove i primi giorni non potevi  camminare e arrivavi fino a dentro l'acqua con le ciabattine che poi, con lancio sicuro venivano gettate sulla riva, quel mare dove dopo pochi passi non hai più piede e vieni dolcemente sostenuto dall'acqua, o nuoti fino allo scoglio sommerso più vicino dove ti appoggi facendo attenzione ai ricci . L'aqua è cristallina, trasparente non temi l'inquinamento, non ci sono in giro motoscafi. Le esplorazioni si fanni in barca a remi e se si vuole sostare per fare merenda in qualche cala solitaria con i propri amici , ci si porta una mezza colonna di ghiaccio, avvolta in un telo intorno alla quale si collocano le bottigliette delle bibite. C'è il gusto della scoperta e soprattutto l'abbraccio dell'acqua ; ti senti padrone del mondo e ti abbandoni senza problemi ( e poi i problemi dei 16 o diciassette anni svaniscono presto, quando si è in buona compagnia a contatto con la natura.) Non credo che riuscirò mai più a provare quelle sensazioni, so solo che riuscirei a immergermi nell'acqua ( quanti anni sono che non faccio un bagno di mare ?) solo se trovassi qualcosa di simile, non certo in una spiaggia ( solo l'idea della sabbia infuocata mi fa inorridire) forse al Circeo dove la lingua di sabbia è piccola e stretta e dove trovi subito l'acqua abbastanza profonda da coprirti e e cullarti . Forse prima o poi ci riuscirò perché qualche volte tornare alle origini fa bene. Ti aiuta a "svuotarti di ogni lordura" e ad affidare al mare per pochi momenti il fardello delle piccole o grandi pene quotidiane. A presto.

domenica 10 luglio 2011

Un castello magico

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Non sono io l'autrice di questo castello di cartone; è mia sorella Marina che lo ha realizzato per la sua inarrestabile nipotina di quattro anni che è sempre in cerca di nuove avventure. E' facile indovinare gli ingredienti una scatola grande di cartone, e supporti di cartoni degli asciugoni, nonché altri cartoncini arrotolati a forma di cono; il castello non è finito, manca ancora una torre più grande, ma è bello anche così e mi fa sognare. Ho voglia di fiabe e di fantasia, sto morendo di caldo e noia. Sì, mi annoio anche se poi, trovo sempre qualcosa da fare o da realizzare, magari finire qualche lavoretto incompiuto , o sbizzarrirmi in borse e borsine ( la mia mania del momento), malgrado ciò, non posso fare a meno di annoiarmi, perché vorrei qualcosa di nuovo e di diverso: sarà la sindrome del post esame ( ovviamente quello di Fulvia) ? Anche Marina lì per lì ha detto:" e adesso che facciamo?" Forse è vero che i prof. lo sono ad aeternum, forse è anche vero che ritrovare i "vecchi e mai sopiti amori di sempre"e condividerli con chi amiamo non è cosa da poco. Quando ho detto a Elena che Fulvia voleva iscriversi alla Facoltà di Lettere è stata felice, anche lei ha ritrovato nella sua amica qualcosa di simile a sé. E allora tuffiamoci in questo mare di ricordi , in mancanza di altre acque vere in cui buttarsi in questo caldo opprimente. La mia estate non è quella di D'Annunzio ( chi non ricorda la pioggia nel Pineto? Nè quella, forse meno nota, di Cardarelli "Stagione dai densi climi, ci si sveglia come in un acquario.." E' quella di Ungaretti ( se dovevano tirare fuori qualcosa alla Maturità perché proprio una lirica che non mi piace per niente e che non sembra nemmeno sua?) : " Quando su ci si butta lei si fa di un triste colore di rosa/ il bel fogliame" o quella di Montale con il" rovente muro d'orto" e "la foglia riarsa"..Non la facciamo lunga! ( mi sembra di sentire mia madre che me lo dice) prima l'estate era un'altra cosa, ora non la sopporto più, sono anche io riarsa e aspetto un po' di frescura, non quella del ventilatore, o forse sono solo stanca.L'ho detto, ho voglia di favole.... e se riprendessi in mano la storia di Apo?

mercoledì 6 luglio 2011

Alba prima degli esami

L'ora del blog non conta; è veramente dall'alba che sto meditando sulle mie sensazioni; gli esami di maturità, quelli della mia adorata nipote Fulvia, le ansie di una nonna + tante altre ansie che condivido, quelle di mia figlia Sabina, di mio generpo ecc.. "Ogni ora prossima è antica " dice il poeta, ovviamente Montale, chi altri? In ogni esame di maturtà tanti altri, non i tuoi , cara Gelmini, che , a quanto pare, fingi di ricordare e fai una grande confusione, a quanto dicono. Quando mai un tema poteva mettere insieme crepuscolari e Fogazzaro? Cosa mai ricorderanno della loro maturità gli ispettori ministeriali? Per esempio quello che ha scovato un Ungaretti che del "vero Ungaretti" ha così poco? E cosa sa della maturità chi ha proposto un problema che fuoriesce del tutto dai programmi abitualmente svolti? Sarà forse una vendetta per una SUA maturità fallita? io ricordo benissimo il mio tema di maturità " il paesaggio nella lirica di Leopardi", un tema pulito, chiaro, senza elucibrazioni e contorcimenti, quelli che mio figlio chiama (scusatemi !) SEGHE MENTALI.  tanti esami, quello di mia figlia Sabina, in cui stavo tanto male che solo l'imprescindibile funzione docente mi ha salvato dal collasso, perché il caso mi ha offerto l'occasione di correggere una toppa tremenda di un suo compagno in attesa di entrare nell'antro dell'orco. Per dirla tutta, non solo quella di Fabrizio, famigerata commissione da impiccare, di mia nipote Barbara, collega d'italiano da gettare a fiume, ma anche quelle di tanti anni in cui "membro interno" a vita ho visto passare colleghi presuntuosi e saccenti, ma tanti altri garbati ,ironici, sorridenti, pronti a mettere a loro agio i ragazzi. Tante volte ho pensato di scrivere anch'io uno dei tanti "stupidari della maturità" che allora circolavano, quando ancora facebook non esisteva, ma c'erano i quaderni in cui gli alunni fedelmente registravano le "papere" dei loro prof. e poi garbatamente te le scodellavano durante la cena rituale prima degli esami. Cose tenere e affettuose di cui tutti ridevamo, perché fatte senza malizia; per non parlare dei regali scherzosi che tiravano fuori; ricordo un enorme paio di occhiali di plastica, comprati per poche lire alla Standa per una collega di scienza che ne aveva di bellissimi e firmati, il pallottoliere di legno colorato per la prof. di mate e per la sottoscritta, regolarmente un accendino. Li conservo ancora tutti, guai adoperarli! Una maturità, tante maturità, un solo augurio per la mia tenerissima Fuffa, che questa prova possa essere per te un bel ricordo. Fabrizio ha detto :" E' un ciclo che finisce" Sagge parole del mio sempre laconico figlio. Sursum corda! Deve finire in bellezza!

mercoledì 25 maggio 2011

Sasha e Anastasia al mare

 

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Ci sono dei momenti nella nostra vita ( e magari fossero solo dei momenti ) in cui " il cielo sulla nostra testa è basso e pesante come un coperchio" ( ci sono ricascata, una ex prof. non può fare a meno delle citazioni ), le piccole muse della creatività dormicchiano. Magari dormissero del tutto; ogni tanto aprono gli occhietti e tentano di suggerirti qualche idea per svegliarti dal tuo torpore. Provo sempre a seguirle nelle loro tiepide iniziative, perché non avere un lavoretto per le mani mi fa stare ancora più male, ma non trovo altro che lavori insignficanti, poco gratificanti, che non mi stimolano per niente. In uno di questi momenti è giunto Andrea, alato mesaggero da parte di mia sorella con un carico di cinque grossi bustoni di indumenti per bambini piccoli e di pelouche da " esportare". L'export è una attività che mi gratifica, così tra Liuba, la mia insostitubile colf- amica e Anastasia giovane nonna di tre nipotini, i sacchi sono stati svuotati e hanno preso la strada per l'Ucraina. Ma c'è di più; nel sacco ho trovato due bambolotti, maschietto con tanto di pisellino e femminuccia, rigorosamente nudi, perché ancora devo trovare una bambina che non svesta le sue bambole, quando non fa di peggio. La povera "Spumona" è stata privata da Fulvia dei suoi bei capelli di lana lilla. Il fatto che fossero spogliati mi ha quasi costretto a prendere in mano ago e filo. Sono nati così, con la complicità di coloratissimi calzini a righe e di un pizzo, di cui posseggo chilometri ( Santa Isavel che visitava tutte le botteghe dell'Abbruzzo in cerca di pezzeda riciclare!) due completini per il mare. Sasha e Anastasia sono serviti, ma io adesso che faccio? Tanto per cambiare qualcosa, ho scaricato dei video su di una canzone che, chissà come, mi viene sempre in mente in questi giorni. ( In verità non è molto difficle capire il perché) Godetevi quella cantata da Mina...... intanto io provo ad inventarmi qualcosaltro. Se qualcuno conosce un metodo per risvegliare del tutto le piccole muse sonnolente me lo comunichi , per favore. Ciao e, buona giornata.

lunedì 2 maggio 2011

Il polipo pirata

 
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L'idea è nata da un progetto visto su Susanna solobimbi e poi accantonato; del resto, non ho più ritrovato quel numero della rivsta, ho trovato, invece in fondo a un cassetto un paio di guanti di lana nera, comprato un po' per simpatia, un po' per il freddo dal solito extracomunitario che gira per le strade. In genere compro cose che poi si rivelano inutili. Ho sempre avuto una passione per i guanti; quando ero giovane ci tenevo moltissimo e li compravo in un negozio di Via Nazionale che vendeva solo quelli. Per i guanti di lana ho una particolare avversione perché quando li indosso ,poi non posso toccare nulla. Così smontando un paio di guanti e imbottendo in modo opportuno otto delle dieci dita,( ci ho infilato dentro anche un filo di ferro morbido per renderle flessibili), è nato il polipo pirata. Anche lui è un personaggio della mia fiaba; vive in fondo al mare e cattura tutti gli oggetti preziosi che si perdono e vanno a finire in fondo:è avaro, ma basta farlo sorridere perché ceda quello che ha. Potrebbe essere anche un strano portanelli; in realtà evoca anche immagini diverse. Mi fa pensare alla nostra memoria che tiene sul fondo cose bellissime, frammenti del nostro passato, ma solo in rari momenti cede una parte dei suoi tesori, sono momenti magici che ci danno nuove risorse, ci consentono di superare momenti di crisi e ci aprono il cuore alla speranza.Non è così?

sabato 30 aprile 2011

Bru bru, il bruco magico


E dentro le ali
Per volare nel sole.
Nel bruco la farfalla,
Forma mutante
e fissa.
Questa è una poesia di mia sorella Marina, lei è così, ogni tanto ha questi flash meravigliosi ( non siamo tutti bruchi e farfalle in continua mutazione anche da un momento all'altro della giornata?); da questa poesia è nato un personaggio del mio piccolo romanzo fantastico "Le avventure di Apo"e uno strano lungo lombrico che può essere anche un paraspifferi nella stanza dei bambini. Come fare? semplicissimo: tagliare la parte tubolare di tutti i calzini scompagnati che trovate, riempirla adeguatamente e cucire i vari elementi arricciando. La testa è più grossa, la faccia e i capelli sono di fantasia, ognuno se li fa come crede. P.S. Se non avete calzini scompagnati a sufficienza ci sono quelli coloratissimiche vendono gli extracomunitari. Come si vede da Bru Bru io ho una attrazione fatale per questi calzini che d'inverno metto appena alzata. Si sa che i colori mi attraggono e poi? Beh! Ogni tanti mi piace cambiare;anche le farfalle hanno colori meravigliosi. Allora? Cerchiamo di essere o di sentirci farfalle anche se siamo bruchi.

martedì 26 aprile 2011

Non ci posso credere,nonna!

 
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questo non è un blog, è un flash di memoria che mi ha colpito all'improvviso prima di Pasqua: un coniglietta di pelouche, comprata al mercatino,( quello di una volta,non quello di adesso con tanta roba dozzinale e scontata )con un grembiule fornito di due ampie tasche. Sorpresa! in ogni tasca c'era un coniglietto piccolo, una mamma coniglia tenerissima; quando Fulvia l'ha vista, ha esclamato:" Non ci posso credere ,nonna!" ... Sono passati un po' di anni,l'ho vista crescere, ora è una bella ragazza, con tutti i dubbi, le speranze, i sogni della sua età. Ora sono io che quando la vedo, le parlo mi dico: Nonna, non ci posso credere!"

Sono stanco, tanto stanco..

La canzone mi è venuta in mente ieri mattina, come un flash di memoria,la cantava sempre zio Silvano; naturalmente l'ho trovata su youtube, ma siccome certe manovre mi sono ancora sconosciute,non sono riuscita a caricarla sul blog, mi è venuta in mente mentre meditavo e facevo un elenco delle cose e delle sensazioni che certe volte non sopporto più. In questa strana primavera che sa di novembre, mentre la natura tutta in fiore fa a pugni con un cielo grigio, le mille contraddizioni di ME mi sono piombate addosso tutte insieme. Ebbene, sì, sono stanca di questa casa che amo in cui tutto, giornali, riviste, oggetti, libri sembra lievitare come un universo in contina espansione, mentre i muri rimangono sempre gli stessi, sono stanca di sentirmi a volte cento anni, a volte solo trenta o venti e innamorarmi delle più pazze creazioni d Cavalli che a quel'età non avrei avuto il coraggo di indossare; sono stanca di tentare con scarsi risultati di fare il falegname, il metallaro, il tecnico del computer per tentare di risolvere problemi sui quali mi incaponisco, perché non mi va di aspettare il Godot di turno, quello che li risolverebbe in un attimo ,ma che non è disponibile, infine, se vogliamo essere un po' più seri, ma solo per un attimo, sono stanca della continua attesa di quello che da anni desidero più di ogni altra cosa e che non si è ancora realizato. Sono stanca di fare promesse che non riesco a mantenere: domani fumerò di meno,non comprerò più oggetti inutili, non mi farò più attrarre dall'ultima collana vista sulla bancarella ecc.. Ora basta! basta, di piangere su se stessi, anche questo è un dejà vu, potrei citare Petrarca ( Non trovo pace, e non ho da far guerra) e Tasso ( un folletto notturno gli faceva sparire gli oggetti che non trovava) e, così alla rinfusa, Pirandello ( il Gran Me e il Piccolo Me in contino contrasto tra di loro ), e Montale ( poteva mancare?)"Avrei volto sentirmi scabro ed essenziale".........Mi rendo conto di aver scritto un elenco di disastri psicologici,( che abbia bisogno di uno psicoterapeuta? Ma no! Oggi è un altro giorno tutto da scoprire e forse sarà diverso.

sabato 9 aprile 2011

C'era una volta...Una favola moderna


La foto è del 2008,bravo computer che memorizzi le date, anche se sono quelle di un scempio annunciato.. Forse pubblicherò qualcosa di più recente, ma non so se merita gli onori della pubblicazione; basta pensare che il mucchio di ferraglia, altro che nuvola si è perlomeno quadruplicato con somma gioia di chi se lo trova davanti tutti i giorni, Ma..il flash back è necessario.. C'era una volta, negli anni '60 un vasto e verdeggiante prato, il "pratone", dove i miei bambini andavano a giocare e molti gruppi-famiglia la domenica venivano dalla città per fare il picnic. Unico problema , il lunedì il prato era fiorito di buste di plastica, lasciate lì da gitanti poco educati. Deus ex machina interveniva Gastone, uomo garbato e sorridente, ormai una istituzione del luogo, (Già dimenticavo, siamo all'Eur)che, malgrado fosse munito di attrezzature semplici del tipo scopa e raccoglimondezza, nonché di un trespolo con bidone della spazzatura che spingeva a mano, riusciva a mantenere puliti marciapiedi e aiuole dei rifiuti che venivano gettati per strada. Il "pratone" dicevo... l'anno in cui cadde la neve fu la prima esperienza per i miei bambini e per tanti altri di giochi diversi dal solito.Fellini, innamorato dell'Eur,girò qui un episodio di" Boccaccio '70, quello in cui si vede il maxicartello con l'Anitona Eckberg,semisdraiata, che consiglia di bere più latte. Ma, c'è sempre un ma..il quartiere divenuto a poco a poco zona di uffici e di ministeri aveva bisogno di un parcheggio per le auto. Cosa di meglio di questa vasta dstesa verdeggiante? Così il "Pratone" perse tutto il suo verde, divenne una distesa di terra battuta, non bella a vedersi.Qualcuno pensò bene di farne un grande parcheggio, non molto frequentato , a dire il vero, perché molti non volevano spendere soldi per collocare la macchina durate le ore di ufficio. Le cose stavano così finché il grande architetto, in vacanza in Grecia non fu conquistato dalla leggerezza delle bianche nuvolette sul cielo marino. Non si sa bene perché proprio quelle greche, ma lui la racconta così, e da quel momento, trovando conpiacenti ed entusiasti sostenitori è nata, cresciuta, oh sì è molto cresciuta!, la nuvola di Fuksas, o meglio un gigantesco negozio di ferramenta che dovrà imbrigliare e sostenere questa NUVOLA che ci ha tolto il sole e la visuale di un bel pezzo di cielo.In compenso chi si trova a passare verso il tramonto per Viale Asia può vedere sull'asta orizzontale della gigantesca gru appollaiati decine di gabbiani che hanno trovato questo strano ramo per sostare durante la notte. E noi? poveri esseri umani ancorati al bello della natura, noi che abbiano assistito allo sradicamento di 200 tigli che stavano lì da decenni, quale surrogato riusciremo a trovare per tutto quello che ci hanno tolto? Sicuramente sopravviveremo, perché siamo dotati di grandi capacità di adattamento,(si sopravvive a disastri ben più grandi di questo brutto mostro di ferro), ma perché tutto questo?

domenica 27 marzo 2011

Alice nel paese delle meraviglie - Stregatto



Il video era stato preso da youtube tanto tempo fa, prima di Natale, quando ho comprato una splendida borsa portatrucco con un meraviglioso stregatto per la mia adorata Fulvia (regalo di Natale). Quando compro questi oggetti, so benissimo che si tratta di un transfert, sono cose che anche io indosserei, ma che non mi sono consnetite per l'età. Eppure lo stregatto di Alice mi affascina per altri motivi,affascinante e sfuggente. Inutili i commenti sull'autore di Alice nel paese delle meraviglie, superflo puntualizzare che faceva uso di droghe, non m'interessa. La creazione va colta e goduta o rifiutata per quello che è. Il gatto stregato, (anche io ne ho realizzato uno tutto mio che si chiama Stremiao ed è molto diverso)è per me l'immagine della felicità, colta per un attimo e poi subito svanita;lui ti guida, ma poi sparisce e tu , come Alice non sai più che fare. Montale ( poteva mancare il mio poeta preferito?) ha scritto:<< Felicità raggiunta,si cammina
per sul fil di lana
Agli occhi sei barlume che vacilla
al pide teso ghiaccio che s'incrina
e dunque non ti tocchi chi più t'ama.>>
Ebbene, ora, in questo momento, felicità per me è condividere tutto questo con chi mi legge, fra cinque minuti altre incombenze, che odio, del tipo sgombrare i piatti ,organizzare la mattinata e con l'ora legale per giunta, non poco. So già che mi ci vorranno almeno tre giorni per superare le conseguenze dello spostamento di un'ora. E allora che fare degli attimi di felicità, tanti, ma sfuggenti? Raccoglierli in un angolo della memoria,archiviarli come le foto più belle sul computer e soffermarsi qualche volta per sfogliarli così senza impegno, farli riaffiorare o creare le condizioni per ripeterli. Intanto, riuscirò a realizzare un gatto stregatto? Sono alla ricerca della stoffa adatta. Quando la troverò lo vedrete qui sul mio blog, sornione e sfuggente. Buona giornata!

lunedì 21 marzo 2011

creatività della natura

 
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Le zucche dipinte sono ua creazione di mia sorella Marina; le pubblico per invitare le mie lettrici a partecipare al concorso indetto dalla Just. Per chi non la conoscesse è una ditta svizzera che fabbrica e vende prodotti di igiene personale e della casa, creme per il viso per il corpo utilizzando solo prodotti naturali; le norme del concorso sono sul seguente link www.concorso-calendario2012.just.it. bisogna madare o foto o disegni che hanno per tema la creatività della natura e che saranno selezionate per il prossimo calendario, il premio consiste in un numero grande di prodotti che ognuno può utilizzare come vuole. Pubblico questa notizia perché uno dei rappresentati della Just è un nostro carissimo amico da tanti anni e perché penso che qualcuno di voi possa e voglia cimentarsi in questo tentativo; è anche un modo per farsi conoscere . Mi rivolgo soprattutto a Klarte, a Elena che è così brava con la macchina fotografica, ma anche a Sabina e a Fulvia.Buone foto e buon divertimento. Credo che parteciperò anche io con qualcosa che ho inmente, ma che devo fotografare. Buon divertimento a tutte.

lunedì 14 marzo 2011

Anche il Panda...

 
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Non so perché questa immagine in cui un tenero Panda terrorizzato si attacca ad un paio di solide gambe, mi ha profondamente commosso,forse in lui vedo la sintesi, il aimbolo di tanto dolore e disperazione. La pubblico nella speranza che la mia amica giapponese, piovuta dal misterioso cielo del web,la veda e comprenda che noi tutti partecipiamo alla tragedia che ha colpito il suo popolo. La sua pagina l'altro ieri conteneva poche parole di segnalazione e terminava con una richiesta di aiuto per questa gente colpita, ma fiera e coraggiosa. Il suo blog è pieno di immagini delicate, fiori, frutti e dolcezze infinite che lei riesce a creare con le paste sintetiche e con minuziosa pazienza. Questa natura "madre di parto e di voler matrigna"( come non ricordare Leopardi?) ci terrorizza e ci affascina. Sabina su facebook parlava ieri del mandorlo che vede dalla sua finestra e che continua a fiorire, malgrado che la primavera sembri tanto lontana.Cara amica, anche se ti sembra difficile, non rinunciare ora e creare le tue bellissime cose, sono l'immagine di ciò che nella vita troviamo, malgrado tutto di bello e di poetico, l'amicizia, per esempio, e la solidarietà che in questo momento ci unisce, perché nella tua angoscia c'è anche ogni nostra angoscia, ma non possiamo rinunciare a rifiorire a guardare "sempre più in là". Anche l'amato Montale non poteva mancare, forse il Panda terrorizzto sarebbe diventato un "suo" correlativo oggettivo.

domenica 13 marzo 2011

Carnevale e poi?

KlArtॐ - Energia Creativa - découpage e non solo: Lo scempio delle 'corse a vuoto'
L'immagine è stata rubata dal blog della mia nuova amica di Ronciglione. Non sono mai stata a Ronciglione, ma il luogo risveglia un ricordo; quand'ero ancora bambina, mamma e papà zio e zia che si preparavano per andare aRonciglione a festeggiare il Carnevale.Io ero molto contenta quando la mia mamma usciva, raramente per divertirsi. Non ero gelosa, ma partecipavo ai preparativi inconsueti, un abito più elegante, scarpe da sera, gelosamente conservate per tali eventi ecc.Il carnevale per noi bambini era diverso e si svolgeva di giorno; dopo la guerra, dato lo stato non proprio florido delle finanze, i vestiti in maschera si confezianavano con la carta crespa. Mia nonna e la sua amica Renata ( che chiamavamo anche lei nonna) erano abilissime nel lavorare la carta come fosse stoffa. Ricordo la mia piccola sorella con un abito lungo da fatina e un cappello a cono in testa. Io, forse, ero vestita da damigella. Il Carnevale di quest'anno ha avuto una vittima: un cavallo morto in una antica quanto barbara tradizione, la corsa dei cavalli liberi sul duro selciato. Il"cavallo stramazzato" non è una delle immagini in cui per Montale s'identifica il "male di vivere"? Carissima Clara, condivido la tua indignazione e il tuo accorato appello, spero di aver contribuito a pubblicizzare il tuo intervento e rinnovo l'invito alle mie amiche di andare a visitare il tuo blog.

Chi è Molly Occhiofiorito?

 

Eccola qui. Per fotografarla l'ho messa a sedere nel lavandino, perché Molly è un po' irrequieta,in quanto è appesa ad una leggera molla che la fa dondolare. Non l'ho creata io, l'ho solo traformata sulla suggestione di una immagine pubblicitaria il cui l'occhio della modella era truccato col la corolla di un fiore. Anche lei abita nel piccolo bagno e con il suo occhio un po' stupito è diventata la mia immaginaria confidente. Con lei intesso lunghi discorsi, mi sfogo della noia della routine quotidiana. Odio la ripetitività di certi gesti che si devono compiere ogni giorno, riordinare, preparare colazioni e pranzi, fare la spesa. Vorrei ogni giorno qualcosa di nuovo, niente cose grandiose, per carità, ma uno spunto, una notizia, un'idea da sviluppare. Molly nella sua saggezza di psicoterapeuta ogni volta che attacco la litania degli sbuffi, mi domanda:"Da quanto tempo non sei andata al mercatino?" Certo ha ragione lei, chissà perché il mercatino esercita su di me un grande fascino, quello della scoperta. E' la stessa sensazione che provo quando passeggio in riva al mare, anche se adesso è molto difficile trovare piccoli tesori portati dalle onde, conchiglie, legnetti consumati e levigati. Al mercatino è sempre più raro trovare cose insolite, mi piace però curiosare tra le bancarelle,pescare nei banchi dell'usato alla ricerca del tesoro nascosto che non si trova mai. Qualche volta compro un paio di improbabili orecchini chandelier, che non indosserò (tra l'altro mio padre riteneva che bucare le orecchie alle neonate fosse un'usanza barbara), perché ho il complesso della gazza, tutto quello che luccica mi attrae in modo irresistibile e al mercatino si può con poco soddisfare anche un desiderio assurdo senza farsi venire complessi di colpa. Recentemente c'era una strana bancarella, mai vista, letteralmente ricoperta di sacchetti di plastica con dentro lane diverse ,residui di lavori incominciati e mai finiti. Godimento supremo! Andare a frugare nella montagna di sacchetti per scovare......., ebbene sì ho trovato due filati pregiati da accoppiare ed ora, a tempo perso sto facendo uno scialle a rete che mi costerà non più di tre o quattro euro. Non so quando lo finirò, ma dato che l'estate è ancora lontana, credo che farò in tempo a indossarlo. Cara Molly, i tuoi consigli a volte sono provvidenziali!
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sabato 5 marzo 2011

La stanza del craft

 

Una delle mie quasi innocenti passioni riguarda la carta stampata, quella lucida e patinata delle riviste, ovviamente le preferite sono quelle di cratività, ma anche di moda. Dalla sua nascita sono una affezionata lettrice de " Le idee di Casamia alla quale si è, da due anni, aggiunto " Cucito creativo". Spesso mi capita, in cerca sempre di novità ,di comprare qualcos'altro. L'edicola mi attrae con la varietà delle sue proposte e poi, non era Molière che diceva "Je prend mon bien où je le trouve"? Il che, tradotto in termini pratici, vuol dire, colgo qua e là delle ideuzze che poi adatto alle mie esigenze. Recentemente su "Casa facile "c'era un servizio in cui si proponevano soluzioni per l'angolo del craft, ovvero creatività. Questo termine inglese, detto tra noi, non mi piace per niente, il francese "nounhours" è molto più efficace, perché con quella doppia negazione dà perfettamente l'idea di quei piccoli "niente" in cui s'identifica la gioia del creare, il più delle volte sono cose inutili, frutto della nostra fantasia, o dell'estro del momento. Ma, bando alle ciance! Sono rimasta incantata nel vedere contenitori ben allineati, ceste piene di stoffe, pannelli con boccette di colori, ordinatissimi reggicollane. La foto che vedete riprende uno dei quattro angoli della mia stanzetta di servizio, arredata con quanto avanzava dei mobili di casa, (figuratevi, c'è pure l'ex tavolo da disegno di Fabrizio di quando faceva il Liceo!) e non è propriamente un'immagine edificante. Ogni tanto ci provo, spesso con l'aiuto della collaboratrice domestica che, ovviamente, ha innato il senso dell'ordine, virtù che a me manca quasi del tutto. Danilo dice che ho modificato il noto principio di Archimede in" Datemi un punto di appoggio e io ci appoggio una cosa." Il fatto è che non riesco a seguire un hobby alla volta e che spesso convivono in bella evidenza lavori di tipo diverso. Alcuni poi sono lì incompiuti in attesa di essere finiti da un bel pezzo. Beh! anche questa è una garanzia di lunga vita, almeno spero. A volte, poi, sono colta dal raptus dell'ordine ovvero dalla fase del "butta, butta" ( vi prego non equivocate sui termini )e mi slancio in una accurata selezione di carte, ritagli, stoffe, riviste: Scopro progetti gustosi che avevo dimenticato, prodotti che credevo di avere perso, e in realtà il secchio della spazzatura si riempie, di tante cose ormai inutili, ma mi accorgo di avere eliminato solo la punta dell'iceberg.C'è poi il momento della rassegnazione, quello in cui mi accetto come sono con le inevitabili conseguenze: giorni fa per tirare giu la scatola degli avanzi di lana,è caduto a terra un tubo pieno di grossi diamanti di plastica che sono rimbalzati per tutta la stanzetta e oltre. Ne ho raccolti un bel po', ma ancora qualcuno spunta qua e là, improbabile fiore viola di un tessoro nascosto sul pavimento. Ciao, a presto!

giovedì 3 marzo 2011

Per favore, non chiamatemi Luciana

 
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Per favore, non chiamatemi Luciana, ma secondo Danilo, Benvenuta Cellini (dei bagni); tutto questo perché, non potendo più sopportare l'orrore di una griglia di fili e di prese, ultimo regalo dell'idraulico che ha sostituito lo scaldabagno rotto, ho inventato un falso quadro, o scatola copritutto. Sospetto che l'entusiasmo di Danilo sia un po' "peloso", come certa falsa carità, perché mi aveva vagamente promesso che sarebbe intervenuto lui, come ingegnere e avrebbe rimesso a posto tutto. Ora si sente esonerato dall'impegno preso. Ingredienti della mia creazione? Due farfalle di origine diversa, due figure femminili ritagliate da vecchie,(dovrei dire antiche? Sono del 1902 )cartoline, quelle che il bisnonno Francesco scambiava con una sconosciuta Josephine forse a scopi di collezionismo, oso sperare, dato il beneplacipo della bisnonna Virginia. E ancora qualche voluta liberty, un rametto di orchidee. Beh! ci vuole poco, visto l'horror che c'è sotto. Il fatto è che questo "mio" bagnetto( quello grande è notoriamente dei maschi di casa), ovviamente anche di servizio, sembra perseguitato dalla sventura. Durante i lavori al piano di sopra il soffitto è stato sfondato per ben due volte,per cui l'ho dovuto svuotare di tutte le strane cose che sono attaccate alle pareti. Via le bambole! Non c'è solo Mattilda reggirotolo,ma anche Monella reggicollane. ( Lo sapete? litigano sempre tra di loro perché Mattilda si sente un po' complessata e vorrebbe scambiare il suo ruolo con la compagna.) C'è anche Molly Occhiofiorito, di cui pubblicherò presto la foto; le ho abbribuito il ruolo impegnativo di psicoterapeuta, dato che mi confido con lei quando ho le paturnie. E poi? Collane e quadretti con foglie varie, insomma fiori e bambole e collane..... Non è una piccola sintesi di cose che mi piacciono? Ebbene, a quanto pare oltre al fatto di dover ospitare straccio e scopettone, nonché qualche detersivo, a quanto pare c'è sempre qualcosa che turba la precaria armonia del mio angolino di toilette. Spero adesso di trovare un po' di pace e potermi dedicare a qualche altra rifinitura creativa, dato che di toppe da inventare in questa mia casa ce ne sarebbero parecchie. A proposito di creatività, perchè non visitate il blog della mia nuova amica, è veramente interessante e ricco di idee. Lo trovate cliccando sulla sua immagine, riconoscibile tra i miei lettori. Ciao e buona giornata!

domenica 27 febbraio 2011

Import - Export

 
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No! non ho messo su una ditta di import-export, non è nel DNA della mia famiglia fare soldi con attività commerciali e poi non ho più l'età,né la voglia di lanciarmi in simili imprese. La bambolina che vedete viene da Viterbo con altri pelouche e qualche indumento da neonato ed è destinata a fare un viaggio lunghetto, fino in Ucraina per raggiungere André, Sasha e Anastasia e lì ricevere coccole. Mi piace immaginare questo scambio tra Ginevra, riccioli castani e ribelli, anni quattro e una coetanea bionda che parla un'altra lingua.E' il simbolo della fratellanza che dovrebbe unire gli esseri umani. I tre bimbi sono i nipotini di una bella signora che ha sostituito la mia Liuba per quindici giorni. Ed è stata subito amicizia e affetto. La bella signora, emigrata anche lei in Italia per motivi economici, lavora duramente e seriamente, ha già imparato parecchio della nostra lingua ed è stata felice del regalo per i suoi nipotini. L'export è diventato una delle mie passioni; per Liuba che voleva portare cibo italiano ho preparato carciofi romaneschi già capati ad hoc e pronti per essere cucinati. Non è una bella novità? Adoro le piccole cose nuove che sono il sale quotidiano della vita, quel pizzico di sale che dà sapore alla monotonia di tanti giorni, spesso troppo uguali e scontati.Così ho esportato marmellata di limoni, capperi di Linosa, olio al peperoncino e.. non so più che altro. Cosa ho importato? Anzitutto il piacere insostituibile della condivisione, ( non ho detto che "condividi!" è il mio imperativo categorico?) e poi il borsch (minestrone molto sostanzioso, cibo nazionale di un paese molto freddo,matrioske ( adoro le bambole per chi ancora non lo sapesse), e un uovo di Pasqua tutto coperto di perline e il favoloso aneto, spezia poco conosciuta qui, che dà un sapore particolare a certi piatti un po' anonimi ( vedi per esempio patate al forno).Liuba è tornata:mi piace sapere che ha festeggiato il suo compleanno con vino italiano, spaghetti alle melanzane, frittata di zucchine, sono felice che i carciofi siano giunti perfetti dopo un faticoso viaggio di quasi due giorni in pullman e che suo marito li abbia molto apprezzati. Adesso mi domando cosa altro potrei esportare? Questo "gioco" mi piace moltissimo.